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WESTERN
INFERNO BIANCO
CULTURA
10 gennaio 2013
recensione liberi di scrivere- il baule nella prateria- racconti western di Stefano Jacurti
Il mito del West, l’epopea della frontiera americana per quanto descrivano e siano figli di un luogo ben delimitato nel tempo e nello spazio racchiudono in sè qualcosa di universale che in un certo senso ci permette di appropriarcene, anche se non siamo americani, anche se non siamo pionieri, pistoleri, bari con i gilet damascati e le camicie inamidate e piene di pizzi della fine dell’ Ottocento. O non si spiegherebbe la grandezza e l’autenticità con cui registi come Sergio Leone nel cinema o Emilio Salgari nella letteratura siano stati in grado di far rivivere quegli uomini e quelle donne che hanno trasformato il West da mondo reale a luogo dell’immaginario odoroso però del cuoio della sella dei cavalli o della polvere da sparo, bagnato da fiumi di whiskey, sferzato dal vento e dalla polvere, saturo dei rumori dei treni che arrivano in città fantasma, in cui rotola l’ennesimo tumbleweed. Il West bisogna amarlo per capirne il fascino, bisogna amare la libertà, l’avventura, gli spazi sconfinati e i cieli azzurri senza nuvole, la polvere, il sudore, il sole accecante dei confini con il Messico, le praterie in cui si muovono mandrie rumorose, le città di legno e fango con le sue banche, i suoi saloon, i suoi sceriffi con la stella d’oro appuntata al petto, i suoi ladri di cavallo o banditi con tanto di manifesto della taglia in bianco e nero con l’importo della ricompensa per chi li cattura vivi o morti. Il West è la terra del futuro, delle opportunità, senza regole scritte, senza codici morali inviolabili, tutto si costruisce giorno per giorno, ognuno la sua morale se la fa da sé, ognuno si costruisce il suo domani con le sue mani a volte sporche di sangue, a volte capaci di atti di grande coraggio ed eroismo. Stefano Jacurti, italianissimo westerner oltre che regista del premiato Inferno bianco, ha cercato di far rivivere quel mondo perduto anche sulla pagine di un libro, un libro di racconti western dal titolo Il baule nella prateria, uscito per i tipi della Serel International – EEditrice,http://www.ibs.it/code/9788889401217/jacurti-stefano/baule-nella-prateria.html che io ho avuto modo di leggere nella seconda edizione del 2012 con l’aggiunta di due racconti inediti Sotto una porta del White Buffalo e Una voce nel vento, rispetto all’edizione del 2008. Jacurti grande appassionato e vero e proprio cultore ed esperto del vecchio West, autore anche di Avrei voluto essere ucciso da Clint Eastwood e Bastardi per stirpe, ci porta così nel suo West, un West dolente e amaro, velato di malinconia e nello stesso tempo vivido e vitale, per nulla rassegnato a scolorire come l’immagine di un dagherrotipo color seppia. Il baule nella prateriacontiene nove racconti brevi la cui dote principale e saper ricreare in pochi dettagli un’atmosfera, un’ epoca, un mondo lontano eppure così reale. Ogni racconto è impreziosito da un finale efficace, a volte spiazzante a volte malinconico, ma sempre capace di insegnare qualcosa, di far riflettere e qualche volta sorridere. Il libro e la colt, ribalta le parti, riassegna i destini con un gusto un po’ bizzarro e irriverente per lo scherzo e l’ironia della vita. In Indian Marshal, gli ultimi, gli emarginati si trasformano in eroi in una rivisitazione apocrifa di Mezzogiorno di fuoco di Fred Zinnemann. InMy apologies Miss Eleonor, sullo sfondo della Guerra Civile americana un soldato del 5° Ohio prima di gettarsi in una missione suicida esprime un ultimo desiderio. Dove arriva quel treno, getta un ponte tra i film di Sergio Leone e la fantasia senza tempo di un appassionato del West, facendo rivivere Armonica e Jill e facendogli dare appuntamento a Sweet Water. Il vecchio e il puma, è il racconto più onirico, dolente e ricco di metafore, in cui un vecchio non si rassegna alla fine di un sogno. In Vajas con Dios Frank arriva in un paese dimenticato del Messico, ultima tappa prima di tornare a casa. In Kansas 1900, il nuovo che avanza e la fine di un’ epoca è accettato con perplessità da chi ha conosciuto un mondo che tende a scomparire. In Sotto la porta del White Buffalo un messaggio giunto col telegrafo, cambia le cose. E poi c’è l’ultimo racconto Una voce nel vento in cui Pablito vendica il padre prima di diventare anche lui un fantasma sepolto sotto una croce. Buona lettura.


CULTURA
10 gennaio 2013
recensione- flash recensioni Bastardi per stirpe- libro western di Stefano Jacurti

















CULTURA
10 gennaio 2013
RECENSIONE ANDREA B. NARDI- BASTARDI PER STIRPE- ROMANZO WESTERN DI STEFANO JACURTI
DALLE PENNE PIU' VELOCI DEL WEST-
 http://www.latitudeslife.com


Così in questa infuocata estate abbiamo potuto gustare Bastardi per stirpe, il nuovo lavoro di Stefano Jacurti, edito da I Libri di Emil . Qui è l’arida e sterminata Arizona a far da sfondo al tòpos della faida fra allevatori di vacche e di ovini: poca erba, poca acqua, nel paradosso di un territorio smisurato e incombente, dove un giovane popolo tenta di salvare i propri sogni dalla durezza della Frontiera, strappando ogni giorno e ogni metro alla ferocia della vita. Pistoleros, rancheros, Apaches, Soldati Blu, tutto nella trama è perfettamente amalgamato e dosato con maestria, tanto da far vivere in 186 pagine l’esatta espressione del genere, non dimenticandone la violenza e neanche la dolcezza, la scenografia, e un certo feticismo nei dettagli tecnici. Non potevamo aspettarci niente di meglio da Jacurti, ma non ce ne stupiamo poiché è lui stesso, primo fra tutti, un vero cowboy, lui che normalmente cavalca solitario nel Gran Sasso, dirige e recita in film western  come Inferno bianco (e non solo) e a tempo perso firma bei romanzi come questo.




CULTURA
10 gennaio 2013
recensione Luca Ruocco ingenere.com- Bastardi per stirpe- romanzo western di Stefano Jacurti


Se i tempi in cui i film western al cinema proliferavano vi sembrano ormai distanti ere geologiche, e la nostalgia per il Genere vi attanaglia, potreste pensare di placare il senso di vuoto lanciandovi a capofitto nella lettura di un bel romanzo western, magari scritto da chi ha dimostrato più volte di essere un vero intenditore di storie a base di pistole, indiani e cowboy…

Stiamo parlando di Stefano Jacurti, scrittore, regista e attore [è recentemente apparso ne Il marito perfetto, di Lucas Pavetto, di cui vi abbiamo parlato qui], e del suo romanzo Bastardi per stirpe.

Al western, come scrittore, Jacurti si era già avvicinato con due raccolte di racconti sul west, Il baule nella prateria e Avrei voluto essere ucciso da Clint Eastwood, mentre per il cinema ha diretto il film Inferno Bianco.

La storia di Bastardi per stirpe è ambientata a Tonto Basin, in Arizona, nella seconda metà dell’Ottocento. L’autore mira a fotografare, attraverso il racconto di Genere e una situazione classica [la faida tra famiglie], un più allarmante campanello d’allarme sociale, incarnato proprio all’interno delle due famiglie e dei rispettivi capo-clan: Bud MacPherson e Sam Baxter.


La famiglia dei MacPherson si sente minacciata, con altre famiglia di cowboy che abitano a Tonto Basin oramai da molto tempo, dall’insediamento di nuovi abitanti, tra cui sono compresi i Baxter, giunti lì col proposito di metter su un allevamento di ovini, basandosi sulla grande quantità di terreni adatti al pascolo libero. I confini delle terre non sono registrati, per cui il timore dei MacPherson è che chiunque possa sfruttare le loro terre per il pascolo. I cowboy si sentono minacciati, preoccupati per il loro allevamento di bovini che, a causa del continuo brucare delle pecore, hanno a disposizione sempre meno erba.

Sarà vero quello che si dice in giro, e cioè che la proprietà privata verrà abolita e l’accesso alle terre sarà libero a chiunque? È questo l’interrogativo che si pone la gente del posto. Non c’è tempo da perdere, e così, armati fino all’osso, e decisi a farsi giustizia, i cowboy vanno all’attacco, ma dovranno sfidare i nuovi venuti, che certo non hanno alcuna voglia di cedere le armi.

Intorno ai due veri protagonisti, Bud e Sam, si stagliano alcune figure di contorno, indispensabili in un western. C’è Terry, moglie di Sam, con cui ha avuto Lucy e Mary, e Sheila, una prostituta molto conosciuta. Terry e Sheila sono due donne diverse, una tradizionale e con un forte temperamento, l’altra intelligente ma assuefatta alla sua condizione, ma che si rivelerà essere una donna fidata, equilibrata.

Bud impara a conoscerla meglio col tempo, e sarà il loro rapporto a renderli migliori. Poi c’è l’impulsivo Jim, fratello di Bud, Padre Felipe, un frate messicano, e un enigmatico sciamano che si aggira nel west con il suo coyote .

Bastardi per stirpe è anche un romanzo di passione, in cui anche un uomo come Bud, che ha perso moglie e figlio, può rimettere in discussione i propri sentimenti, e in cui la fedeltà al proprio uomo o alla propria donna è un diritto, non un dovere.

Jacurti dimostra tutta la sua conoscenza nell’intrecciare storie di uomini nati e vissuti nel vechio west, ed è abile nel ricamo dei dettagli, a volte anche molto freddi e crudeli.

Al centro dei due clan, Jacurti non fa pesare la bilancia né da una parte né dall’altra, e anzi fa mediatore tra due gruppi con culture, origini e tradizioni diverse, in cui, tutto sommato, ognuno ha le proprie ragioni.

La guerra tra i clan, e in particolare tra Bud e Sam, servirà ad entrambi a riflettere sulla propria condizione di uomini liberi, e accompagnadoli verso lungo una linea evolutiva di personaggio che li condurrà alla chiusa finale.

Bastardi per stirpe è edito da I libri di Emil.

Luca Ruocco
CULTURA
10 gennaio 2013
recensione Bastardi per stirpe- western di Stefano Jacurti- a cura di Domenico Rizzi www.farwest.it


Recitava un’antica canzone di Bixio e Cherubini che l’Arizona era “terra di sogni e di chimere”, dove alle note di una chitarra rispondevano “mille capinere”. Immagini romantiche, fra le quali quella di un cavaliere sul cui cavallo bianco spiccava “la vampa di una rosa”…
L’Arizona descritta da Stefano Jacurti, noto collaboratore di Farwest, scrittore e regista cinematografico – ricordiamo la raccolta di racconti “Il baule nella prateria”, l’opera “Avrei voluto essere ucciso da Clint Eastwood” e il film “Inferno bianco” – si presenta assai più vicina alla realtà. Nell’arido scenario descritto nel suo ultimo romanzo “Bastardi per stirpe” figurano uomini spietati, assetati di vendetta e determinati a sbarazzarsi degli avversari con qualsiasi mezzo, fosse anche con l’impiego di un pezzo di artiglieria e di una mitragliera Gatling a canne rotanti, tanto per calarsi nell’atmosfera ideale dei western più cruenti. Sui loro cavalli, che se fossero stati bianchi avrebbero creato un bel contrasto con le nere divise dei Mc Pherson, non spiccano rose, bensì pistole Colt, fucili Spencer e Winchester pronti a seminare morte.
E’ il lungo conflitto, senza esclusione di colpi, fra i Baxter – nome che evoca una delle bellicose famiglie di “Per un pugno di dollari” di Leone – e i Mc Pherson, che vantano una lontana origine scozzese: a ben vedere, ricordano i Clanton della faida di Tombstone e il patriarca Spencer Mc Pherson possiede alcuni tratti del vecchio Newman Clanton. Se non altro, ne ha il carisma e lo eguaglia in ferocia.
Nel nuovo libro di Jacurti, gli ingredienti del western classico ci sono tutti: le famiglie rivali per il predominio sui pascoli, l’accanita lotta fra “bovari” – i Mc Pherson – e i “pecorai Baxter, che insanguinò la Frontiera molto più di quanto si creda, le passioni brutali di cui sono vittime le donne, gli Indiani. “Bastardi per stirpe” abbonda di tipologie, offrendo fra l’altro l’enigmatica figura di uno stregone pellerossa e di un prete cattolico che resiste ostinatamente alle tentazioni della carne. Spietate scene di battaglia si alternano a momenti di pausa, generando l’illusione di una prossima composizione dei contrasti che tuttavia non potrà arrivare se non dopo il compimento di un’ insensata strage. I protagonisti ideati dall’autore sono uomini sanguigni e donne disposte a sacrificare anche la virtù per difendere i propri affetti. Dopo ogni schermaglia, “un altro morto, un altro conto saldato, un’altra croce”, ma anche un’altra speranza delusa e la prospettiva di pace che si allontana, mentre la lista dei contendenti si va assottigliando.
Tutto ciò sembra risiedere nella logica delle cose, che impone a ciascuno dei personaggi un percorso contrassegnato da una lunga scia di sangue. L’ingenua aspirazione ad una vita meno cruenta, viene stroncata dalla consapevolezza che “Non c’è una vita tranquilla, c’è solo la vita.”
Dunque, centottantasei pagine di colpi di scena, duelli, immagini di violenza estrema, figure di donne angosciate e bambini terrorizzati, incapaci di comprendere il motivo di tanto accanimento. Su tutto, però, aleggia sempre l’auspicio che un giorno la guerra possa avere termine e che le persone riescano a trovare un giusto modus vivendi senza dover ricorrere alle armi e alle vendette.
Un desiderio destinato a rimanere sospeso nel tempo, perché, lo dice il titolo stesso dell’opera, siamo in presenza di “bastardi per stirpe”, o perché, per usare le parole di padre Felipe, “discendiamo da Caino e dobbiamo rimediare ai suoi errori. E’ una pista dura…perché l’orgoglio, il pregiudizio, la rivalità, la fame e le nostre debolezze sono ostacoli che a volte sembrano alti come le montagne rocciose…”
Ma nessuna vetta è tanto alta da non poter essere raggiunta e l’evoluzione dei tempi trasformerà presto in leggenda la storia della sanguinosa faida fra i Baxter e i Mc Pherson, dopo che essi avranno riempito le vallate di tombe scavate troppo in fretta, sormontate da rudimentali croci di legno formate da due rami incrociati.
L’esasperato conflitto è destinato a perdersi nella memoria, ma nel finale il bravo Jacurti ci riserva, come già fece nel suo film “Inferno bianco”, una sorpresa…
Un libro da leggere, data la notevole quantità di personaggi e situazioni che contiene, possibilmente tutto d’un fiato, tenendo presente l’esortazione di Michele Tetro – autore della premessa – che, parafrasando una scena di “Per qualche dollaro in più, raccomanda caldamente: “Se amate il western e vi capiterà in futuro di incappare ancora nel nome di Stefano Jacurti, fermate subito il treno a Tucumcari, scendete, sellate il cavallo e mettetevi sulla pista…”

Domenico Rizzi- www.farwest.it
CULTURA
30 luglio 2012
RECENSIONE BASTARDI PER STIRPE- WESTERN STEFANO JACURTI- RECENSIONELIBRO.IT


da RECENSIONELIBRO.IT

Il romanzo “Bastardi per stirpe” di Stefano Jacurti è un racconto western ambientato in Arizona. Il romanzo si apre con la descrizione di un’aspra faida familiare per conquistare i pochi spazi verdi presenti a Tonto Basin.

Il libro “Bastardi per stirpe” ha inizio con il terribile ritrovamento di un agnello sgozzato nella fattoria dei Baxter. L’avvertimento fa rabbrividire Terry Baxter - la moglie di Sam Baxter, da sempre in guerra con la famiglia di allevatori MacPherson - che sella i cavalli e scappa di casa assieme ai suoi figli.

Anche i MacPherson, però, ricevono una brutta notizia: l’acqua delfiume dove si abbeverano i loro bovini è stata avvelenata. Tutto il bestiame è morto, compreso l’orgoglio della mandria, il vecchio Old Blue.

I segnali sembrano molto chiari: i Baxter e i MacPherson hanno avviato una pericolosa faida per la gestione dei miseri spazi verdi di Tonto Basin, in Arizona. Questo è lo scenario disegnato da Stefano Jacurti per“Bastardi per stirpe”, un romanzo western che sorprende per la complessità della trama.

“Bastardi per stirpe”, infatti, non si limita alla sola guerra tra le due famiglie di cowboy e allevatori, ma si arricchisce di personaggi e storie. Lo stile western è il filo rosso che collega le vite dei personaggi descritti da Stefano Jacurti, che in questo romanzo riesce a trasmettere tutte le tipiche caratteristiche del genere.

“Bastardi per stirpe” è un vero e proprio romanzo western, indicato non solo per gli appassionati del genere, ma anche per chi vuole avvicinarsi a una nuova avventura. Un libro ben scritto che racconta una storia complessa senza mai perdere il ritmo.

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CULTURA
14 giugno 2012
Stefano Jacurti- torna il western con Bastardi per stirpe- recensione di Katia de Benedictis- Labcreativity.it
Bastardi per stirpe.
LA RECENSIONE DI KATIA DE BENEDICTIS SU 
LABCREATiVITY.IT

Il genere western ha regalato alla storia del cinema molte pietre miliari come“Mezzogiorno di fuoco”, 

“Per un pugno di dollari”,”C’era una volta il West”, sui quali è rimasta scolpita la sua leggenda.

 Anche se nel tempo altri generi hanno preso il sopravvento c’è chi non ha mai smesso di amarlo 

e sente la nostalgia di quando gli idoli dei bambini erano Buffalo Bill o Toro Seduto 

e amavano vestirsi da cowboy. 

Tra questi c’è Stefano Jacurti, attore e regista teatrale, ma anche autore di due raccolte di racconti e pensieri del West, (“Il baule  nella Prateria” e “Avrei voluto essere ucciso da Clint Eastwood”), 

che proprio in omaggio a questo genere leggendario,

ha da poco pubblicato il suo primo romanzo, “Bastardi per stirpe”(ed.Emil ) in pieno stile western. 

Un racconto avvincente il suo, che coinvolge e trattiene fino all’ultima pagina per sapere come va a finire. 

Jacurti con questo romanzo ci regala un affresco così nitido e palpabile di quel mondo ormai scomparso che sembra di piombare fisicamente sul posto; è come ritrovarsi tra i fuochi incrociati dei mandriani e degli allevatori di ovini, che si contendono una terra senza legge, dove i veri proprietari, gli Apache, seppur bistrattati e confinati dai cannoni dei soldati di frontiera, non vogliono arrendersi. 

Quelle lotte che hanno il sapore di vendetta e di odio e che si tramandano per stirpe lasciando il segno per generazioni. Un luogo dove uno sgarro si paga con la propria pelle e dove la legge è ancora tutta da scrivere; lo stesso luogo dove imbracciare un Winchesters o sfoderare una Colt nel momento giusto, può davvero fare la differenza; e dove i sporchi e cattivi prima o poi si ritrovano una taglia sulla testa e se sono fortunati muoiono per impiccagione.

Bisogna essere abili, coraggiosi e astuti per affrontare il west, per evitare che un indiano ti faccia lo scalpo o per sottrarti ad una rissa nel Saloon prima di finire il tuo boccale di birra. 

Tutto questo ce lo insegna “Bastardi per stirpe”, un libro che ci regala un viaggio nel west autentico, attraverso una saga familiare, dove ognuno ha le proprie ragioni e nessuno è disposto a scendere a compromessi ; il tutto su uno sfondo epico di un paesaggio mozzafiato, con le sue terre rosse e le grandi praterie, con i suoi ranch, i suoi purosangue, i suoi villaggi, le sue diligenze e i suoi treni a carbone, e dove c’è spazio anche per l’amore. 

Un mix di bellezza e di crudeltà insomma, che si mescola e si confonde in un peregrinare continuo. 

Tutto questo è il west, quello vero, lo stesso che ha ispirato Tex Willer, il fumetto più longevo della storia che ancora oggi viene pubblicato. Quel genere Western che seppur bistrattato dal Cinema moderno ha ancora tanto da raccontare e Stefano Jacurti con questo romanzo dimostra di saperlo raccontare davvero bene.

Katia de Benedictis



spettacoli
1 maggio 2011
Intervista a Rete Oro "avrei voluto essere ucciso da Clint Eastwood"
arte
25 gennaio 2010
IL BAULE NELLA PRATERIA SULL'ALMANACCO DI TEX IN EDICOLA
IL BAULE NELLA PRATERIA SEGNALATO SULL'ALMANACCO
DEL WEST DI TEX IN EDICOLA.
GRAZIE A LUCA CROVI E ALLA SERGIO BONELLI EDITORE





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 IL BAULE NELLA PRATERIA
 RACCONTI WESTERN DI STEFANO JACURTI
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letteratura
23 maggio 2009
STEFANO JACURTI- INFERNO BIANCO E IL BAULE NELLA PRATERIA
CULTURA
31 dicembre 2008
PRESENTAZIONE LIBRO IL BAULE NELLA PRATERIA- STEFANO JACURTI

PRESENTAZIONE LIBRO
RACCOLTA DI RACCONTI WESTERN
"IL BAULE NELLA PRATERIA"
di Stefano Jacurti
IL VIDEO DELLA PRESENTAZIONE:
http://dailymotion.alice.it/Jacurti/video/x803yn_il-baule-nella-prateria-libro-weste_creation


INTERVISTA A ROMA UNO TV CLICCA QUI SOTTO
http://www.romauno.tv/newsvideo.php?id=4202

storie di uomini e donne nella dura
lotta per la sopravvivenza in un mondo selvaggio.
INTRODUCE: PATRIZIA SALVATORI
ROMANI VI ASPETTIAMO,
DOPO INFERNO BIANCO
IL WESTERN TORNA SU CARTA
25 novembre 2006
LAVORI IN CORSO


"Lavori in corso"

I trofei posti sullo scaffale, erano come un sacrario.
Erano il tempio della gioventù, dei sorrisi, delle mascotte, delle cowgirl che lo baciavano mentre alzava una coppa iridata. Sugli scaffali della vetrina c’erano tante coppe con le coccarde bianche e rosse, solo a leggere i luoghi si poteva fare il giro dei rodei di quella parte di mezza America che inizia dal Kansas in poi.
Dove finisce il baseball comincia il rodeo, quel vecchio detto geografico era stato mutato in suo onore. “Dove finisce il baseball inizia Butch Logan.” La stampa a giudicare dai ritagli si era scatenata.
La parete era tappezzata da articoli di giornali ingialliti dal tempo.
“Dio creò i cowboys, Butch logan li rese uguali, ancora un trofeo per il campione dei campioni!”
Oklahoma city 1978, Cody 1979, Calgary 1981, e poi le foto e le sfilate di Cheyenne 1982 e 1984, il secondo posto nell' ottantasei, il primo posto conquistato tre volte per la consacrazione definitiva degli anni novanta.
Quando qualcuno lo andava a trovare, un viaggio su carta era d’obbligo perché la curiosità della gente era tanta, che fossero amici e conoscenti poco cambiava. Era la parete sulla destra del soggiorno quella che più attirava la gente, era ricolma di fotografie, rotocalchi e giornali.
Alcune di quelle riviste non venivano più stampate.
I click di Butch Logan…
Click: sorriso con una biondina da sballo con il costume bagnato.
Click: in posa vicino a un toro domato come a dire “è questa la montagna di carne che ho battuto”.
Click: immortalato dai fotografi per il flirt con una ragazza delle Haway che di rodeo non capiva un tubo.
Click: con Miss universo, la messicana dalle labbra perfette che era in tribuna alle sue gare.
Click: proprio in Messico a causa della storia con lei.
Click: in prima fila il giorno del ringraziamento mentre salutava la folla in delirio.
E ancora ritagli di giornali fino al soffitto, tanti click, coppe, successi, compreso il lazo d’oro, il premio alla carriera e uno spot per una marca di sigarette che lo aveva reso famoso.
In pratica la sua sagoma a cavallo e le parole scandite con la voce calda avevano fatto il giro del mondo.

Osservava allo specchio i suoi capelli arruffati, sembrava uno scienziato pazzo ma la sua espressione non era altro che quella di uno che doveva smaltire la sbornia.
Le contusioni sulle gambe non si contavano ma almeno gli era stata risparmiata la solita corsa all’ospedale.
Era circa mezzogiorno e ancora non aveva combinato nulla. Stava ciondolando da un capo all’altro del suo ranch. La sua auto, una Cadillac con un paio di longhorns sul cofano, era di un celeste sbiadito. Era un auto molto ricercata dagli amatori ma la sua era un vecchio rottame con l’asma al motore. Sua moglie Fanny si era recata dai parenti in California, aveva capito tutto, non aveva insistito per farlo andare con lei.
“Forse è meglio che stai un po’ solo, so come sei fatto.” Aveva detto.
Era il mattino dopo l’ennesima sconfitta, l’ennesimo volo, l’ennesima caduta dove l’arrivo fulmineo del solito clown per distrarre il toro, aveva sancito la fine di quel supplizio personale.
Negli ultimi tempi dalle tribune si erano levati dei brusii che ben presto si erano trasformati in "buuuhh" di disapprovazione. Anche il suo pubblico lo aveva abbandonato perché nelle gare non ne azzeccava più una.
A ogni gara gli otto secondi di gloria che occorrevano per restare in sella prima che la sirena suonasse e decretasse la vittoria, non arrivano mai.
Cinque…sei…quattro….cinque…..tre…cinque….tre, sette.
Solo una volta ci era andato vicinissimo ma non era stato fortunato.
Ma non era solo sfortuna, lo sapeva benissimo, semplicemente era al viale del tramonto, una Gloria Swenson con lo stetson.
Non c’era nemmeno un regista venuto a filmare la sua ultima indimenticabile cavalcata.
Non ci aveva pensato due volte. Dopo l’ennesima delusione aveva annunciato il suo ritiro ai media.
Era Butch Logan non Robert Redford nel cavaliere elettrico. Sapeva che non sarebbe arrivata una giornalista tenera e grintosa a inseguirlo per avere uno scoop e finire poi per innamorarsi di lui.
Era un rottame con lo stomaco gonfio, le ore di sonno mai recuperate, il morale a pezzi.
Decise di uscire dopo una doccia calda. Sì, avrebbe preso la sua cadillac, sarebbe andato a bere una bud da Elvis, quello che tutti conoscevano come il sosia di Presley, perché da giovane faceva degli spettacoli nei paesini imitando alla perfezione la star del Mississippi.
Un boccale tra vecchie glorie non era male. Elvis in fondo non era diverso da lui, uno che era stato famoso nei piccolo paesini, l’altro che era stato famoso in mezza America. Ma se entrambi erano stati qualcosa, oggi cos’erano?
Il getto della doccia calda sul viso, lo cullava. Voleva dimenticare quella sensazione che provava spesso. La sua anima era diventata invisibile, tutti parlavano normalmente ma nemmeno si accorgevano di ferirlo anche se involontariamente. Questa aspetto, soprattutto la buona fede di alcuni, lo disarmava perché sapeva che non c’era intenzione di farlo. Molti che lo conoscevano da tempo, spesso lo vedevano più come un mito, che come un uomo. Il mito spesso lo aveva fregato, ecco perché, pensò mentre si asciugava, del resto era un uomo di spettacolo.
Ma la differenza con il passato e questo si era sorpreso a pensarlo la settimana prima, era che nemmeno il mito c’era più. Con questi pensieri grigi, uscì di casa e infilò la chiave nel cruscotto. La Cadillac ansimò con un cof cof come quello delle auto nei fumetti di Disney, poi la sagoma della sua auto sparì sulla statale, quella che portava dal suo amico a Silver city.
Stava guidando dolcemente e le sue labbra seguivano le parole di country road cantata da John Denver da una radio locale.
Improvvisamente una serie di cartelli stradali e lampeggianti sulla statale, gli indicarono una deviazione. C’erano dei lavori sulla strada.
Butch spinsa la Cadillac attraverso la corsia provvisoria che faceva un largo giro di un tornante roccioso color rosso fuoco.
Dopo aver superato la curva, restò sorpreso. La strada finiva, l’asfalto non c’era più.
Diventava campagna. Com’era possibile? Eppure i cartelli parlavano chiaro.
Fermò la Cadillac, appoggiò le mani sul volante e si guardò intorno. Non c’era nessuno.
“Ma guarda, fanno i lavori e ti spediscono a zappare la terra! Accidenti alle ruspe, questa è arroganza!”
Dopo essere sceso dall’auto e aver chiuso violentemente lo sportello per la rabbia, afferrò il telefonino nel taschino per chiamare lo sceriffo e protestare con lui.
Non c’era campo, nemmeno una tacca sul display.
Il pensiero che comunque altri automobilisti sarebbero arrivati, lo rincuorò.
Si sarebbero imbestialiti anche loro, ma un’altra considerazione si affacciò nella sua mente.
“E se mi fossi sbagliato?”
Decise, visto che non avrebbe potuto ritornare nella direzione opposta in senso vietato, di tornare a piedi fino alla deviazione. Voleva verificare se aveva sbagliato a leggere i cartelli.
Di buona lena, tornò sui suoi passi, il tornante si faceva sentire su gambe e stivali. Mentre Butch camminava il sole picchiava implacabile. Guardò l’orologio, erano le due del pomeriggio.
Dopo circa dieci minuti percorsi a piedi, giunse alla deviazione.
No, non aveva letto male i cartelli.
C’era proprio una deviazione per lavori che però non portava da nessuna parte e non tornava affatto sulla statale, finiva e basta.
Nei dintorni non c’era un anima ma questo non lo preoccupò.
Vivendo nel New Mexico, era abituato a vedere passare poca gente, luoghi dove non passa un’auto anche per diverse ore. Sarebbe stata solo una questione di tempo e questa volta insieme ad altri, avrebbe protestato contro quei fannulloni della contea.
Comunque anche se non aveva nulla di particolare da fare a parte una birra, la cosa lo stava contrariando non poco.
“Voglio delle spiegazioni e me le daranno”!
Urlò.
Si mise le mani sui fianchi, perplesso. Dall’altra parte della corsia c’era l’indicazione per Fort Sumner, una meta storico turistica, quattro case divenute famose perché laggiù Pat Garrett aveva ucciso Billy the kid. Possibile  che nemmeno in direzione opposta passava un’auto? Su quella corsia in effetti avrebbe dovuto esserci qualche presenza, il solito pulmann di turisti, qualche macchina più frequente, invece nulla. Decise di tornare alla sua Cadillac. Mentre camminava controllò di nuovo il cellulare ma il risultato sul display si rivelò essere quello di prima.
Imprecò.
“Ma possibile che uno non può farsi nemmeno un birra?” Niente, nemmeno questo mi riesce più.”
Si sentiva impotente di fronte a quel contrattempo e aveva i nervi a fior di pelle.
Macchina ferma, niente birra, una deviazione sulla statale alla cieca e l’umore pessimo.
Per tornare all’auto, pensò che sarebbe stato meglio tagliare per la prateria, e uscito dalla statale, si addentrò nel territorio, avrebbe risparmiato un altro quarto d’ora a piedi. Infatti la Cadillac era già in vista dopo qualche minuto.
All’improvviso su una roccia sopra di lui, Butch sentì un soffio animalesco.
Si fermò subito e lentamente, quasi in modo impercettibile, alzò gli occhi da sotto lo stetson.
C’erano altri due occhi, selvaggi e minacciosi, che lo stavano guardando.
Quello sguardo felino era accompagnato da un soffio.
“c**zo!”
C’era un puma che stava in piedi su una roccia e continuava a soffiare.
Butch indietreggiò a piccoli e lentissimi passi, poi appena un’altra roccia gli tolse la visuale del puma, iniziò una corsa forsennata.
Da lontano il ruggito si fece più forte.
“Aiuto!” Aiutooo”!
Butch continuava a correre più veloce che potesse, quando improvvisamente una freccia di legno conficcata nel terreno gli annunciò una scritta.
“Still Valley”
In pochissimi secondi e ancora con il fiatone, riprese la sua corsa in quella direzione. Doveva essere un paesino fuori dai soliti percorsi, forse un ranch, la salvezza. Sicuramente gli abitanti gli avrebbero dato una mano a cacciar via il gattone cattivo.
“Aiutooo!”
Continuò a correre e a urlare per attirare l’attenzione, perché in lontananza c’erano della case.
“Hey c’e nessuno? Aiuto! Ho l’auto ferma sulla statale! Aiuto! Sono in pericolo!”
Le case erano sempre più vicine, un sorriso si stampò sul suo volto.
Ormai ce l’aveva fatta.
Si voltò indietro e vide la pista dietro di lui deserta. Meno male! Il puma aveva rinunciato!
Con gli ultimi passi entrò in paese e la prima cosa che vide furono dei numeri verniciati sulle case.
10, 31, 7, 56, 87, 111, 1003, 5648, 8002, 23.
Che volevano dire quei numeri?
“C’e qualcuno?” Hey gente!”
Si era fermato senza accorgersene sotto il solito cartello di benvenuti.
“Già, Still Valley nome proprio adatto, non c’è un’anima."
Oh… vaffanc**o a questa giornata!”
Si fermò su una staccionata per accendersi una sigaretta. Due boccate lo avrebbero calmato.
Aspirò profondamente ma poi un altro pensiero si fece largo. L’auto! Se fosse rimasta laggiù troppo tempo qualcuno glie l’avrebbe rubata!
“Ma sì, tanto è un cesso!”
No invece, sapeva che mentiva, alla sua Cadillac ci era affezionato.
Era su un sorta di piazzale. Il vento si alzò facendo sventolare la bandiera nazionale sul pennone di uno stabile. Doveva essere il municipio, tutt’intorno c’era una serie di case deserte sulle quali erano verniciate i numeri.
“Hey! ma dove siete andati tutti?
Polizia! C’è qualcuno?”
Con passo deciso Butch si avviò verso lo stabile. La porta era chiusa a chiave.
“Cos’è uno sciopero? Sciopero generale, statale, nazionale, sciopero del c**zo! Dove siete!”
Non appena ebbe finito di lanciare le ultime imprecazioni, qualcosa attirò la sua attenzione. C’era qualcuno in fondo alla strada, era una sagoma scura.
Un uomo stava avanzando lentamente verso di lui. Butch, alzando la voce per farsi sentire si rivolse subito al nuovo arrivato.
“Me la farebbe una cortesia?” Ho l’auto ferma per una deviazione sulla statale e…"
L’uomo continuava a camminare con passo lento, stringeva in una mano qualcosa, qualcosa che penzolava dal palmo.
“Senta!! Volevo spiegare che…”
Butch si interruppe di nuovo. E se quello che stava avanzando verso di lui fosse stato un malintenzionato? Un pazzo? Un serial killer?
Rimpianse di non aver portato con sé il fucile che in quel momento faceva la nanna nel bagagliaio della sua auto.
La distanza che lo separava dal nuovo venuto, diminuiva e gli permise di distinguere i lineamenti dell’inquietante individuo. Era un vecchio.
Finalmente potè vedere cosa penzolava dal suo braccio destro, un braccio tenuto aperto.
Un orologio da taschino con la catenella che penzolava
Butch si sforzò di fare un sorriso e una battuta.
“E’ un po’ tardi per un duello non le pare?”
“Questo non è un film.”
Rispose il vecchio con voce profonda.
Era meglio passare al tu e senza tanti complimenti, pensò Butch.
“Senti…problemi? C’è qualche problema? Perché io non ho nessun problema con te ok?”
“Sì c’è n’è uno, il tuo. Benvenuto a Still Valley.”
“Questo lo dice già il cartello ma io sono qui perché mi è successo…”
Un gesto deciso interruppe le parole di Burt. Il vecchio aveva aperto lo spolverino.
Butch incredulo, restò impietrito.
All’interno dello spolverino erano sistemati tutta un serie di orologi come quello che il vecchio faceva penzolare dal braccio
“Questo è matto…”
Pensò.
“Forse non ci siamo capiti, allora ricomincio daccapo.
Dunque, ero sulla statale quando all’improvviso..”
“Lo so Butch, ti hanno mandato qui.”
“Che cosa? Come fai a saper il mio nome..”
“Si sa tutto a Still valley.”
“Ah già! Hai letto sui giornali capito, vuoi anche tu un autografo da questo cowboy da soap opera? Senti, cosa sono quei numeri sulle case?’”
“C’è anche la tua, è la ventiquattro.”
“Ma che stai dicendo?”
“Sei nato il ventiquattro gennaio no?” Qui ognuno ha un numero legato a qualcosa della sua vita. Per esempio la data di nascita, un numero civico dove abita nella realtà,
il numero su una maglia se fa sport, dipende, i motivi sono diversi, basta che abbia un numero per l’archivio. Tutto chiaro?”
“Chiaro cosa? Ma chi sei? Che vuoi?”
“Io sono il tempo Butch e ora mi seguirai.”
“Cosa? Senti vecchio, io non seguo nessuno, sono in un mare di guai oggi chiaro?
Se hai bevuto vai a smaltire la sbornia da qualche altra parte!”
“Non urlare, non si urla a Still valley.”
“Non urlare? Accidenti, resto chiuso in una deviazione cieca, incontro un puma che vuole fare merenda con me, poi arrivi tu vestito come Lee Van Cleef e non sono ancora riuscito a farmi un birra! Ascolta, qui vedo uno coperto da orologi che mi parla del tempo mentre io sono incaz**to! Tempo cosa? Il tempo della mia vita di me**a, ecco l’unico tempo che c’è!” Maledetto tempo, maledetti otto secondi, maledetti tutti!”
Butch soffocò a stento un singhiozzo da bimbo.
“Vieni.”
“Dove?’”
Alla casa numero ventiquattro, c’è qualcosa per te.”
“I miei rodei? Ancora? Non hai capito che mi sono ritirato? Lo volete capire sì o no?
Se questo è uno scherzo giuro che passi di guai.
E va bene finiamo questa pagliacciata! Ma poi lasciami in pace, altrimenti inizierò a fregarmene che sei vecchio.”
Sbuffando Butch seguì l’uomo con lo spolverino nella casa numero ventiquattro.
Arrivati alla soglia della baracca in legno i due entrarono.
Butch si guardò intorno mentre il vecchio degli orologi lo osservava a braccia conserte.
Era un piccolo museo, sì, ma quel che Butch vide era pazzesco. C’erano migliaia di foto alla parete.
“Ma…ma quello…”
“ Questa è a Norfolk, ricordi?”
“Sì Norfolk e quello sono io…l’altro è…”
“Ennis Lassander, il tuo amico sotto i marines.”
“Ennis! Amico mio.."
“Quello per te fu un momento emozionante immagino.”
“Sì dovevamo separarci.”
Butch continuava a guardare le foto con lo sguardo spiritato.
“ Perry! Questo è Perry!”
“Non è Perry Mason vero? E’ Perry Paxton, il tuo primo vicino di casa.”
“Sì! Era un signore anziano. Fu sempre gentile con me ai tempi di Chicago..”
Come un folle Butch continuava a scorrere con gli occhi tutte le fotografie appese alla parete.
“ Tracy! Tracy!”
“Il tuo primo amore, già Butch, eccoti qui con un mazzetto di fiori da campo in mano, avevi quattordici anni.”
“ E questa è ..cara zia…quante cose mi hai insegnato…ma tu…. Che ne sai della mia vita?
Buon Dio, c’è persino il college qui! Chi ha fatto queste foto? CHI!"
“Le hai scattate tu.”
“Com’e possibile, ci sono anche io tra loro!”
“Le hai fatte tu, sono i click della tua memoria, le hai scattate con il cervello.
Molti lo fanno.”
“Ma non è possibile…mi sembra così assurdo.. che sta succedendo…io non…”
L’emozione era tanta. Butch continuava a guardare le foto della sua vita.
Le sfiorava con il palmo della mano.
“Le hai fatte tu Butch..guarda questa.”
In una delle foto c’era una ragazza su un terrazzo che salutava con la mano sospesa.
“Eri sotto il terrazzino con la valigia in mano, ti eri voltato per rispondere al saluto. Eccola qui Eleonor.”
“Eleonor! Eleonor! Mio Dio…”
Butch si accasciò a terra, non stava capendo più nulla. Tutto ciò era bellissimo.
"E questo è il benzinaio, il benzinaio dove conoscesti tua moglie. Eccola la vedi?"
“Ma questa foto non c’è mai stata! Era la prima volta che incontravo mia moglie, come potevo scattarle una foto già quel giorno?” Era la prima volta che vedevo Fanny!
Fanny, piccola cara eravamo giovani sì..così eri, attaccata alla cornetta del telefono al benzinaio..”
“Infatti queste fotografie non le troverai in nessun album, sono i tanti scatti del tuo cervello e del tuo cuore. Te l’ho detto, è la tua vita, Sei uno che conserva, lo sanno tutti a Still Valley ed io meglio degli altri, io sono il tempo.”
“Ma sto sognando forse…sì.. e così...le foto, le persone, sono tutte come le ricordo nella mia mente! Sono uguali! Uguali!"
Butch era arrivato alla fine della parete con lo sguardo allucinato e gioioso allo stesso tempo.
“ C’è anche lui….l’indiano..come si chiamava? Wichasa! Eccolo e lui!
Mi chiamava con un nome …accidenti non conosco la lingua lakota,…insomma tradotto significa..”
“Colui che ricorda.”
“Sì! Colui che ricorda! Ma tu come fai a saperlo?”
“Il tempo sa tutto, sempre.”
Il vecchio tirò fuori una piccola ampolla. Dentro c’era un liquido trasparente.
“Questa è tua.”
“Cos’ è?”
“Lacrime, sono lacrime, ma non di dolore, sono quelle che hai versato commosso quando hai amato. Prendile, tienile con te fino al prossimo rodeo.”
“Quale rodeo? Io ho chiuso con l’agonismo, non voglio più sentire parlare di rodei.”
“Cerca di capire, accettare, non tutto può essere sempre stupendo.
Ci sono gli alti e bassi nella vita, è così. Non combinerai nulla di buono stando stravaccato sul divano come un barbone. Porta con te queste lacrime, c’è tutto il tuo mondo là dentro, c’è chi si è commosso per te, ci sei tu commosso per altri, ci sono le emozioni, le corse, gli amori giovanili, l’amore di tua moglie e tanto altro. Guarda avanti però, portale con te al prossimo rodeo…"
Come spinto da una forza misteriosa, il palmo della mano di Butch si aprì per accogliere la piccola ampolla di lacrime.
“C’è l’alba e poi il tramonto, devi accettarlo e in quanto a dire che sei finito, questo è un altro discorso. Sei colui che ricorda..”
A quelle parole, le foto sulla parete sparirono. Butch si guardò intorno incredulo, anche il vecchio si era volatilizzato.
Improvvisamente fu colpito da un fortissimo dolore alle tempie.
“ Stregoneria! Sei uno stregone? Un mago? Cos' è un sorta di Truman Show?
Vecchio torna qui! Signor tempo! Voglio sapere!”
Urlando, uscì dalla baracca e si precipitò in strada.
“Hey! Non lasciarmi qui da solo! Dove sei? Dove sei!”
Butch corse in mezzo alla strada ma l’eco che giungeva dalle montagne rimandava indietro le sue grida.
Dove sei… dove sei..
Poi il dolore alle tempie si fece ancora più forte, insopportabile, sfinito e dolorante si accasciò a terra perdendo i sensi.

Non sapeva quanto tempo era trascorso quando tornò ad aprire gli occhi.
C’era sempre quel forte dolore alla tempie, era rannicchiato sul sedile di guida, la radio ancora accesa. C’era un pezzo di Kenny Rogers stavolta. A fatica si rizzò sul sedile e si guardò intorno. Da quanto tempo era lì? Controllò l’orologio, erano le due del pomeriggio. La schiena gli duoleva, non riusciva a capire.
All’improvviso una voce alle sue spalle lo fece di scatto voltare verso il finestrino.
“Come si sente?”
Una donna era sulla strada e lo stava osservando attraverso degli occhiali da sole.
Era una signora ben vestita.
“Io…non so cosa mi è accaduto…”
“Stavo per chiamare un’ambulanza ma ho visto che ha ripreso i sensi, se vuole la chiamo lo stesso.
Venga, scenda dall’auto, è in grado di reggersi in piedi?”
“Con chi ho il piacere di parlare?”
Rispose Butch ancora stralunato.
“Mi chiamo Dany Sheridan, ero dietro di lei e quando ha imboccato la deviazione per i lavori sulla statale ho visto che ha sbandato ed è uscito fuori strada.
Ha qualcosa di rotto? Mi dica, perché altrimenti dobbiamo chiamare i soccorsi.
Forse è meglio che scenda dall’auto.”
“Sì certo..”
Butch scese dalla Cadillac. La sua auto era andata a finire sul terriccio, nei pressi di in un campo di girasoli.
“Provi a camminare.”
“Grazie lei è molto gentile.”
“Di nulla. Forse è stato un colpo di sonno.’”
“In pieno giorno? No, non credo.”
“Pressione bassa? Ha fatto colazione stamane?”
“Sì certo. Mi pare che tutto sia a posto, ho solo un po’ di mal di testa.”
Butch si toccò il capo per vedere se c’era sangue, provò a camminare, a piegarsi sulle ginocchia e a muovere le mani. Nessun dolore.
“Meno male, vedo che si è ripreso. Vuole un dolcetto? Un po’ d’acqua?”
“Acqua grazie.”
La donna le passò una bottiglia di plastica.
“Forse non ha visto i cartelli, c’era una deviazione per lavori in corso.”
“Certo che c’era, ma poi la strada finiva e non portava da nessuna parte, invece adesso..”
Butch si fissò sui lampeggianti, c’era una deviazione che poi rientrava sulla statale. Non comprendeva, era perplesso.
“Invece lei è andato dritto…poi ha sbandato ed è uscito di strada, non vede dove siamo?”
I girasoli ondeggiavano al vento.
Sembrava che le margherite giganti sorridessero come fosse uno scherzo.
“La macchina ha subito danni? Provi a mettere in moto e a uscire da qui, ce la fa a guidare?”
“Sì è tutto ok ora.. ma come è possibile..io…”
“Forse stanchezza.”
“Si forse è così.”
“Debbo andare, ho impegno, sarebbe il caso che lei mi seguisse con la macchina fino a Socorro, io abito lì. Eventualmente potrà fasi visitare, meglio essere previdenti no?”
“Sto bene ora, non c’è bisogno ma la seguirò d’accordo, dovevo andare a Silver city ma è meglio che mi rilassi al bar più vicino.”
“Allora andiamo.”
“La ringrazio signora Sheridan, davvero.”
"Ci mancherebbe, buona giornata mister.."
“Logan, Butch Logan.”
"Ecco chi è! Che smemorata! L’avevo già vista sui giornali ma non ricordavo!
Io mi chiamo Dany."
“Dany, ok grazie Dany.”
Butch mise in moto, la Cadillac ansimò, poi sotto una decisa pressione sull’acceleratore, uscì dal terriccio e rientrò sulla statale.
La donna sulla sua auto seguì Butch fino a Socorro e a un incrocio svoltò a sinistra suonando il clacson, Butch rispose suonando in segno di saluto, poi proseguì.
Dopo aver percorso una strada costeggiata dai negozi, parcheggiò davanti a un bar.
Scese, entrò nel bar e si apprestò a bere e mangiare qualcosa, da Elvis sarebbe andato un’altra volta, non era più il caso.
Dopo che la cameriera gli ebbe portato una bistecca con patate fritte e un cappuccino per finire il pasto, Butch tornò ai suoi pensieri.
Sembrava tutto così assurdo, eppure quella deviazione non portava da nessuna parte, lo ricordava benissimo, come ricordava quel felino minaccioso e l’incontro con l’uomo degli orologi. Doveva aver sognato ma sembrava tutto così vero, autentico. Non riusciva capire, forse le ultime vicende del rodeo lo avevano stressato? L'unica cosa positiva era che il dolore alla tempie era passato.
Stava ancora facendo queste considerazioni, quando una macchina della polizia a sirena spiegata percorse la strada. Il titolare del locale sbirciò fuori e chiese ai passanti che correvano tutti verso una direzione.
“Che è successo?”
“Sta succedendo qualcosa in un ranch qui vicino. Andiamo a vedere e a dare una mano!”
Urlò uno di loro.

---------

“Lisa! Non ti muovere!”
“Ho paura mamma!”
“Tesoro non piangere non ti muovere! Capito? Non ti muovere altrimenti lo fai innervosire.”
“Dio aiutami!”
Disse la donna a bassa voce.
“Ora arriva papà, arrivano i soccorsi!”
Lisa si strinse vicino al muretto, piangendo.
Era davanti a lei, sembrava un mostro. Infatti quel mostro di carne era gigantesco. Aveva la gobba e due corna lunghissime, soffiava dalla narici a pochi metri dalla bimba spaventata e piangente.
La macchina della polizia giunse al ranch seguita da altre auto di civili. Lo sceriffo si precipitò vicino alla staccionata del corall.
“Cristo!”
Esclamò.
La madre della bimba non si dava pace.
“E’ colpa mia, è colpa mia. I lavoranti erano tutti fuori con mio marito, la governante era appena andata via, ero tornata con delle compere e ha squillato il telefono fisso. Sono andata rispondere e Lisa è passata sotto la staccionata! “
“Si calmi signora, ora arriva la mia squadra.
Piccola non ti muovere!”
Lo sceriffo tentava di tranquillizzare la bambina seguito dalla madre che cercava di distrarla.
“Non voglio stare qui, ho paura!”
“Tesoro fai quello che dice lo sceriffo ok? Adesso finisce tutto!”
“Dobbiamo toglierla da lì, è come fosse in un vicolo cieco, dovrebbe passare vicino al toro per salvarsi…maledizione!”
Lo sceriffo afferrò con rabbia la radio dall’auto.
“Allora per Giove! Arriva questa squadra?”
La gente si avvicinò al ranch, altri poliziotti sopraggiunsero, c’era ressa, alcuni cowboys si precipitarono a prendere dei lazos ma la chiave del magazzino non girava nella serratura. Si era bloccata.

Il toro sbuffava.
“Mamma! Voglio andare via da qui aiutami!”
La bambina che prima era rannicchiata al muretto, si drizzò in piedi, questo bastò al toro per caricare.
Con uno scatto improvviso il toro partì diretto verso la piccola Lisa alzando polvere e muggiti minacciosi.
“Mamma!”
“Lisa! No!!!”
Non appena il toro sentì la presenza di qualcuno sulla sua gobba, deviò la sua corsa e cominciò a scalciare. Butch e il toro saltavano su e giù, sballottando, roteando, sembravano essere una cosa sola sospesi in aria.
Gli agenti scavalcarono subito la staccionata e presero la bimba mentre Butch continuava reggersi ben saldo alla corda di cuoio posta sulla gobba del toro texano.
Il toro scalciò, muggì, lottò poi Butch si staccò da lui. Concluse il suo plastico volo con una capriola dall’altra parte del corall e andò a sbattere contro una staccionata dove vide uno stivale. Alzò gli occhi.
Era l’uomo degli orologi, aveva un cronometro in mano.
“Fino a otto secondi, ne hai fatti ventidue. Tempo da record Butch!"
La donna abbracciò la figlia e un grande applauso liberatorio si levò tutt’intorno.
Butch nel frattempo si era rialzato, cercava l’uomo degli orologi ma sembrava sparito tra la folla.
Uno dei cittadini urlò.
“Hey ma quello è Butch Logan! Urrà per Butch Logan!”
La gente alzò gli stetson e cominciò ad applaudire di nuovo mentre lo sceriffo sorrise sotto i baffi.
“Signora, non so come sarebbe finita..Che Dio sia ringraziato!”
Poi anche lui si unì all'urlo della gente.
"Urrà per Butch Logan!"
La donna corse incontro al vecchio campione del rodeo.
“Dio vi benedica! Grazie! Grazie!”
“Il mondo è piccolo Dany, figuriamoci Socorro. Ciao Lisa mi raccomando eh?”
Butch diede un buffetto sulla guancia alla bimba. Lei incuriosita lo indicò con le sua piccola manina.
“Ma tu non sei quello che papà vedeva sempre in tv?”
“Sì tesoro è lui.”
In quel momento un uomo trafelato si fece largo tra la gente per avvicinarsi a Butch.
“Hey Logan! Sono un giornalista di Tex Mex News. Allora torni al rodeo?”
“Sono vecchio ormai.”
“Perché non torni in un arena dai! Magari per l’ultima volta! Solo per l’ultimo rodeo!”
“L’ultimo rodeo c’è stato oggi.”

Butch dopo aver risposto, si infilò i rayban e sia avviò alla cadillac parcheggiata tra gli alberi.
Prese le chiavi della macchina e prima di accendere il motore, aprì il cruscotto dell’auto per prendere una cartina stradale.
Incredulo, trovò l’ampolla con le lacrime che il vecchio gli aveva dato.
Sogghignò felice, era tempo di tornare da sua moglie, mise in moto e si avviò in direzione California.
Dany, lo sceriffo e il giornalista lo videro sparire oltre le colline.
Il giornalista fece un passo in avanti per osservare la Cadillac prima che sparisse del tutto.
“L’ultimo rodeo c’è stato oggi...porca put***a, questa la scrivo..”
--------------
Dicono che ci sia una quinta dimensione, una zona d’ombra dove trovare delle risposte.
A volte in quel luogo oscuro si trova anche la luce.
Butch Logan, l’ultimo rodeo per una bimba.

(Stefano Jacurti- copyright)










permalink | inviato da il 25/11/2006 alle 16:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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