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WESTERN
INFERNO BIANCO
CULTURA
22 dicembre 2018
LA GUERRA CIVILE AMERICANA E IL WESTERN A TEATRO FANNO SOLD OUT A ROMA

la guerra civile americana e il western a teatro è sold out -Stefano Jacurti Alessandro Iori raccontano lasanguinosa epopea degli stati uniti con lo spettacolo:

DALLA GUERRA CIVILE AL  WEST- L'America ai tempi di Grant.
GENERALE GRANT (Stefano Jacurti) GENERALE LEE ( Vincenzo Sartini) Calamity Jane (Alessandra Romano) e Wild Bill Hickok ( Alessio Maria Maffei) 
SUL PALCOSCENICO ANCHE OLD JACK ( Stefano Santini) LA BELLA SALOON GIRL MOLLY( Arianna Cigni) e Mario Focardi CON I CAMEI DA SERGENTE MAGGIORE NORDISTA MALLORY E UNO DEI FRATELLI SULLIVAN: 
TUTTO ESAURITO IN SALA!

























































teatro
16 gennaio 2018
il generale Grant per la prima volta in scena a teatro in Italia- Stefano Jacurti nella guerra civile americana
Per la prima volta in Italia, il generale Grant lo vedremo a teatro a gennaio e febbraio 2018
Sarà Stefano Jacurti ad interpretarlo nella rassegna al Keiros a Roma, il teatro a Via Padova 38 a. 
Durante la rassegna "Monologando e dialogando insieme" verrà presentato il testo

Il generale Grant , splendori e miserie di un grande comandante” di e con Stefano Jacurti 
per la regia di Alessandro Iori Teatro Keiros Roma- 20 gennaio- 27 gennaio- 17 febbraio 2018
tre sabati distinti sempre ore 17

Il generale Ulysses Simpson Grant, risolutore della guerra civile americana, primo generale a tre stelle e successivamente a quattro, dai tempo di Washington e presidente degli Stati Uniti dopo il conflitto fratricida,  ha qualcosa da dire.

La determinazione per porre fine al conflitto, il nemico Robert Lee, gli orrori della guerra, e un finale a sorpresa del leader “sigaro e whisky e vittorie"  che salvò una nazione, in un immaginario incontro con la stampa dell’epoca.














CULTURA
23 maggio 2016
STEFANO JACURTI IL RITORNO DEL WESTERN SUI LIBRI- WESTERN SEX ROCK AND HORROR

Stefano Jacurti torna nel west con:
Western Sex Rock and Horror
16 racconti- 320 pagine

con introduzione di Domenico Rizzi
racconti western puri o contaminati con gli altri generi
uscita giugno


CULTURA
10 gennaio 2013
recensione liberi di scrivere- il baule nella prateria- racconti western di Stefano Jacurti
Il mito del West, l’epopea della frontiera americana per quanto descrivano e siano figli di un luogo ben delimitato nel tempo e nello spazio racchiudono in sè qualcosa di universale che in un certo senso ci permette di appropriarcene, anche se non siamo americani, anche se non siamo pionieri, pistoleri, bari con i gilet damascati e le camicie inamidate e piene di pizzi della fine dell’ Ottocento. O non si spiegherebbe la grandezza e l’autenticità con cui registi come Sergio Leone nel cinema o Emilio Salgari nella letteratura siano stati in grado di far rivivere quegli uomini e quelle donne che hanno trasformato il West da mondo reale a luogo dell’immaginario odoroso però del cuoio della sella dei cavalli o della polvere da sparo, bagnato da fiumi di whiskey, sferzato dal vento e dalla polvere, saturo dei rumori dei treni che arrivano in città fantasma, in cui rotola l’ennesimo tumbleweed. Il West bisogna amarlo per capirne il fascino, bisogna amare la libertà, l’avventura, gli spazi sconfinati e i cieli azzurri senza nuvole, la polvere, il sudore, il sole accecante dei confini con il Messico, le praterie in cui si muovono mandrie rumorose, le città di legno e fango con le sue banche, i suoi saloon, i suoi sceriffi con la stella d’oro appuntata al petto, i suoi ladri di cavallo o banditi con tanto di manifesto della taglia in bianco e nero con l’importo della ricompensa per chi li cattura vivi o morti. Il West è la terra del futuro, delle opportunità, senza regole scritte, senza codici morali inviolabili, tutto si costruisce giorno per giorno, ognuno la sua morale se la fa da sé, ognuno si costruisce il suo domani con le sue mani a volte sporche di sangue, a volte capaci di atti di grande coraggio ed eroismo. Stefano Jacurti, italianissimo westerner oltre che regista del premiato Inferno bianco, ha cercato di far rivivere quel mondo perduto anche sulla pagine di un libro, un libro di racconti western dal titolo Il baule nella prateria, uscito per i tipi della Serel International – EEditrice,http://www.ibs.it/code/9788889401217/jacurti-stefano/baule-nella-prateria.html che io ho avuto modo di leggere nella seconda edizione del 2012 con l’aggiunta di due racconti inediti Sotto una porta del White Buffalo e Una voce nel vento, rispetto all’edizione del 2008. Jacurti grande appassionato e vero e proprio cultore ed esperto del vecchio West, autore anche di Avrei voluto essere ucciso da Clint Eastwood e Bastardi per stirpe, ci porta così nel suo West, un West dolente e amaro, velato di malinconia e nello stesso tempo vivido e vitale, per nulla rassegnato a scolorire come l’immagine di un dagherrotipo color seppia. Il baule nella prateriacontiene nove racconti brevi la cui dote principale e saper ricreare in pochi dettagli un’atmosfera, un’ epoca, un mondo lontano eppure così reale. Ogni racconto è impreziosito da un finale efficace, a volte spiazzante a volte malinconico, ma sempre capace di insegnare qualcosa, di far riflettere e qualche volta sorridere. Il libro e la colt, ribalta le parti, riassegna i destini con un gusto un po’ bizzarro e irriverente per lo scherzo e l’ironia della vita. In Indian Marshal, gli ultimi, gli emarginati si trasformano in eroi in una rivisitazione apocrifa di Mezzogiorno di fuoco di Fred Zinnemann. InMy apologies Miss Eleonor, sullo sfondo della Guerra Civile americana un soldato del 5° Ohio prima di gettarsi in una missione suicida esprime un ultimo desiderio. Dove arriva quel treno, getta un ponte tra i film di Sergio Leone e la fantasia senza tempo di un appassionato del West, facendo rivivere Armonica e Jill e facendogli dare appuntamento a Sweet Water. Il vecchio e il puma, è il racconto più onirico, dolente e ricco di metafore, in cui un vecchio non si rassegna alla fine di un sogno. In Vajas con Dios Frank arriva in un paese dimenticato del Messico, ultima tappa prima di tornare a casa. In Kansas 1900, il nuovo che avanza e la fine di un’ epoca è accettato con perplessità da chi ha conosciuto un mondo che tende a scomparire. In Sotto la porta del White Buffalo un messaggio giunto col telegrafo, cambia le cose. E poi c’è l’ultimo racconto Una voce nel vento in cui Pablito vendica il padre prima di diventare anche lui un fantasma sepolto sotto una croce. Buona lettura.


CULTURA
10 gennaio 2013
recensione- flash recensioni Bastardi per stirpe- libro western di Stefano Jacurti

















CULTURA
10 gennaio 2013
RECENSIONE ANDREA B. NARDI- BASTARDI PER STIRPE- ROMANZO WESTERN DI STEFANO JACURTI
DALLE PENNE PIU' VELOCI DEL WEST-
 http://www.latitudeslife.com


Così in questa infuocata estate abbiamo potuto gustare Bastardi per stirpe, il nuovo lavoro di Stefano Jacurti, edito da I Libri di Emil . Qui è l’arida e sterminata Arizona a far da sfondo al tòpos della faida fra allevatori di vacche e di ovini: poca erba, poca acqua, nel paradosso di un territorio smisurato e incombente, dove un giovane popolo tenta di salvare i propri sogni dalla durezza della Frontiera, strappando ogni giorno e ogni metro alla ferocia della vita. Pistoleros, rancheros, Apaches, Soldati Blu, tutto nella trama è perfettamente amalgamato e dosato con maestria, tanto da far vivere in 186 pagine l’esatta espressione del genere, non dimenticandone la violenza e neanche la dolcezza, la scenografia, e un certo feticismo nei dettagli tecnici. Non potevamo aspettarci niente di meglio da Jacurti, ma non ce ne stupiamo poiché è lui stesso, primo fra tutti, un vero cowboy, lui che normalmente cavalca solitario nel Gran Sasso, dirige e recita in film western  come Inferno bianco (e non solo) e a tempo perso firma bei romanzi come questo.




CULTURA
10 gennaio 2013
recensione Bastardi per stirpe- western di Stefano Jacurti- a cura di Domenico Rizzi www.farwest.it


Recitava un’antica canzone di Bixio e Cherubini che l’Arizona era “terra di sogni e di chimere”, dove alle note di una chitarra rispondevano “mille capinere”. Immagini romantiche, fra le quali quella di un cavaliere sul cui cavallo bianco spiccava “la vampa di una rosa”…
L’Arizona descritta da Stefano Jacurti, noto collaboratore di Farwest, scrittore e regista cinematografico – ricordiamo la raccolta di racconti “Il baule nella prateria”, l’opera “Avrei voluto essere ucciso da Clint Eastwood” e il film “Inferno bianco” – si presenta assai più vicina alla realtà. Nell’arido scenario descritto nel suo ultimo romanzo “Bastardi per stirpe” figurano uomini spietati, assetati di vendetta e determinati a sbarazzarsi degli avversari con qualsiasi mezzo, fosse anche con l’impiego di un pezzo di artiglieria e di una mitragliera Gatling a canne rotanti, tanto per calarsi nell’atmosfera ideale dei western più cruenti. Sui loro cavalli, che se fossero stati bianchi avrebbero creato un bel contrasto con le nere divise dei Mc Pherson, non spiccano rose, bensì pistole Colt, fucili Spencer e Winchester pronti a seminare morte.
E’ il lungo conflitto, senza esclusione di colpi, fra i Baxter – nome che evoca una delle bellicose famiglie di “Per un pugno di dollari” di Leone – e i Mc Pherson, che vantano una lontana origine scozzese: a ben vedere, ricordano i Clanton della faida di Tombstone e il patriarca Spencer Mc Pherson possiede alcuni tratti del vecchio Newman Clanton. Se non altro, ne ha il carisma e lo eguaglia in ferocia.
Nel nuovo libro di Jacurti, gli ingredienti del western classico ci sono tutti: le famiglie rivali per il predominio sui pascoli, l’accanita lotta fra “bovari” – i Mc Pherson – e i “pecorai Baxter, che insanguinò la Frontiera molto più di quanto si creda, le passioni brutali di cui sono vittime le donne, gli Indiani. “Bastardi per stirpe” abbonda di tipologie, offrendo fra l’altro l’enigmatica figura di uno stregone pellerossa e di un prete cattolico che resiste ostinatamente alle tentazioni della carne. Spietate scene di battaglia si alternano a momenti di pausa, generando l’illusione di una prossima composizione dei contrasti che tuttavia non potrà arrivare se non dopo il compimento di un’ insensata strage. I protagonisti ideati dall’autore sono uomini sanguigni e donne disposte a sacrificare anche la virtù per difendere i propri affetti. Dopo ogni schermaglia, “un altro morto, un altro conto saldato, un’altra croce”, ma anche un’altra speranza delusa e la prospettiva di pace che si allontana, mentre la lista dei contendenti si va assottigliando.
Tutto ciò sembra risiedere nella logica delle cose, che impone a ciascuno dei personaggi un percorso contrassegnato da una lunga scia di sangue. L’ingenua aspirazione ad una vita meno cruenta, viene stroncata dalla consapevolezza che “Non c’è una vita tranquilla, c’è solo la vita.”
Dunque, centottantasei pagine di colpi di scena, duelli, immagini di violenza estrema, figure di donne angosciate e bambini terrorizzati, incapaci di comprendere il motivo di tanto accanimento. Su tutto, però, aleggia sempre l’auspicio che un giorno la guerra possa avere termine e che le persone riescano a trovare un giusto modus vivendi senza dover ricorrere alle armi e alle vendette.
Un desiderio destinato a rimanere sospeso nel tempo, perché, lo dice il titolo stesso dell’opera, siamo in presenza di “bastardi per stirpe”, o perché, per usare le parole di padre Felipe, “discendiamo da Caino e dobbiamo rimediare ai suoi errori. E’ una pista dura…perché l’orgoglio, il pregiudizio, la rivalità, la fame e le nostre debolezze sono ostacoli che a volte sembrano alti come le montagne rocciose…”
Ma nessuna vetta è tanto alta da non poter essere raggiunta e l’evoluzione dei tempi trasformerà presto in leggenda la storia della sanguinosa faida fra i Baxter e i Mc Pherson, dopo che essi avranno riempito le vallate di tombe scavate troppo in fretta, sormontate da rudimentali croci di legno formate da due rami incrociati.
L’esasperato conflitto è destinato a perdersi nella memoria, ma nel finale il bravo Jacurti ci riserva, come già fece nel suo film “Inferno bianco”, una sorpresa…
Un libro da leggere, data la notevole quantità di personaggi e situazioni che contiene, possibilmente tutto d’un fiato, tenendo presente l’esortazione di Michele Tetro – autore della premessa – che, parafrasando una scena di “Per qualche dollaro in più, raccomanda caldamente: “Se amate il western e vi capiterà in futuro di incappare ancora nel nome di Stefano Jacurti, fermate subito il treno a Tucumcari, scendete, sellate il cavallo e mettetevi sulla pista…”

Domenico Rizzi- www.farwest.it
CULTURA
12 agosto 2012
Intervista a Stefano Jacurti- Bastardi per stirpe a cura di Laura Landi

Da recensionelibri.org

La nostra intervista di oggi vede come protagonista Stefano Jacurti, autore del romanzo western Bastardi per stirpe edito da I Libri di Emil.

da dove nasce la passione per il west?

Dai western che trasmetteva la Rai negli anni sessanta: ero appassionato dei film di John Ford, giocavo in strada con una pistola giocattolo e, poi, mi regalarono anche un forte con i soldatini. Poi ci sono i western di Peckimpah e Leone, di cui mio padre fu compagno di scuola, che mi hanno accompagnato nel dopo, compresi quelli di Clint Eastwood.

Nel suo romanzo Bastardi per stirpe sono contrapposte due famiglie e due personaggi molto vigorosi, Sam Baxter e Bud MacPherson: a quale dei due si sente più vicino o comunque più affezionato? Quanto c’è di Stefano Jacurti nel suo libro?

Sia Sam che Bud hanno tentato di portarmi dalla loro parte: so quanto abbiano ragione su certe cose per le quali si battono con coraggio, ma so anche quali siano i loro torti e, forse, voglio bene ad entrambi anche per questo. ud e Sam è come se avessero un velo davanti agli occhi, che impedisce loro di vedere le ragioni dell’altro (ma questo va esteso a tutti i componenti dei due gruppi) però sono sinceri, e se sono sinceri nella loro parte di ragione, quel cinquanta per cento che i due credono essere il cento per cento, significa che in quella guerra saranno molto tosti, perché succederà il finimondo. Ma il romanzo vede anche i due leader alle prese con le cellule impazzite a cui loro non avrebbero minimamente pensato: sono carichi da undici che si abbattono su due clan che combattono una guerra senza quartiere, portandosi dietro le lacerazioni dettate dalla violenza, dal fato, da un mondo selvaggio. Il novantanove per cento del romanzo (e forse anche di più) è inventato ovviamente, pur partendo da guerre sui pascoli realmente avvenute. Di mio, invece, c’è quell’un per cento che inevitabilmente passa veloce tra le righe.

All’interno di film o racconti western, la donna ha sempre un ruolo secondario relegato più strettamente o alla condizione di moglie devota oppure a quello di prostituta. Nel suo romanzoBastardi per stirpe ci sono entrambe. Cosa accomuna le “sue” donne del west e cosa le divide? Nella realtà sono mai esistite cowgirl?

Le due donne in questione, Terry e Sheila, sono due mondi lontani tra loro, e avranno a che fare con un uomo in modo molto diverso, ma ci sarà un momento in cui qualcosa le renderà vicine… Terry è una donna coraggiosa, ma so che diverse lettrici del romanzo si sono subito affezionate a Sheila, la prostituta di Phoeinix. Penso che Terry si sia ritagliata uno spazio importante in questa storia, poi,chi cerca “solo” donne evolute come nel 2012, beh, allora non deve leggere i western, perché l’ottocento non può essere la fotocopia di oggi. Oggi ci sono molte più cowgirl di allora, un vero esercito. All’epoca le donne famose del west furono, giusto per citarne alcune, Calamity Jane, Bell Starr, Etta Place, ed erano donne evolute per quei tempi che si univano a bande di fuorilegge, ma erano poche. In generale, ogni volta che intuisco che nelle mie trame ci sia qualcosa di attuale, comunque ci lavoro sopra per adattarlo all’epoca delle mie storie, altrimenti non sarebbero credibili certe situazioni.

Nel western si possono dire molte cose, ma il tutto va filtrato. Credo che bisogna tenere conto dell’epoca in cui si raccontano gli eventi, cogliere respiri e mentalità del pensiero di un periodo storico, il western non è solo un cappello in testa, altrimenti è meglio scrivere nel quotidiano. Ecco perché, ad esempio, Lauren o le mogli dei Lassander, seppur non banali, non possono essere “attive” come Terry, una moglie devota sì, ma che non esita a montare in sella di notte e da sola, perché se fossero “tutte” o “molte” come lei, non saremmo più ai tempi dell’O.K. Corral o giù di lì.

Lei ha già realizzato altre opere letterarie seguendo il filone western: perché crede che questo genere sia oggi così sottovalutato?

La sottovalutazione dipende da una mentalità sbagliata, non ho risposte certe. Chissà, forse perché c’è stata un abbuffata gigantesca in passato, ma posso dire che in Italia tra i libri trovo “i generi” molto più che al cinema. Ci sono, o ci sono stati, ottimi gialli, horror, spy story, sci-fi o romanzi storici. Certo, del western se ne occupano in pochi, ma va scremata la differenza tra lo scrivere il western e il leggerlo. Se è vero che oggi sono in pochi a narrare la frontiera americana, non è vero che non ci sia nessuno che legga queste storie, anzi se così fosse, non potrei continuare a scrivere. Ho notato che molti lettori sono letteralmente affamati proprio perché sul western “scritto oggi” c’è poco, e poco intendo come autori italiani, perché se usciamo dal nostro paese, troviamo subito John Landsdale, Leonard Elmore, Cormac McCarty e molti altri. Qui da noi è come se avessero lasciato dei posti liberi e così ho pensato di sedermi come hanno fatto altri autori su una di quelle sedie rimaste vuote, sperando di offrire emozioni al pubblico. C’è la consapevolezza che siamo lontani dagli anni d’oro, che oggi non c’è nessuna collana dedicata al western tra i libri, però la gente che “legge” il western c’è e qualcosa mi dice. Che magari non si tornerà come nel periodo d’oro, ma le cose cambieranno perché ogni tanto vedo arrivare dei romanzi o racconti western scritti da altri, vedi Rizzi – Novel – Barbieri – Nelli, Salvatrice Giugno e ovviamente Evangelisti.

Scrivere non è la sua occupazione principale. Lei, infatti, è regista e attore teatrale, ma ha al suo attivo anche alcuni progetti cinematografici sempre a tema western: ce ne parli.

Ho scritto tre libri, non trenta è vero, ma spero di scriverne altri. Tutto nasce dalla scrittura anche quando non è narrativa, così come è successo per il soggetto di Inferno bianco, il mio western innevato che ho girato con Emiliano Ferrera. C’è poi Golden city che ho scritto e rappresentato a teatro, un western ambientato in un saloon, quindi anche se non si tratta di libri, la scrittura è molto presente nella mia vita, compresi altri racconti ancora non pubblicati e soggetti per corti girati in passato.

Progetti per il futuro?
Sicuramente un nuovo libro ma diviso a metà: il west di ieri e il mondo del rodeo e della musica country di oggi. Altri eventi saranno lontani dal western, non sono progetti miei, ma fanno parte del percorso d’attore anche questi: infatti, parteciperò al film di Mirko Alivernini “Non tutti i mali vengono per nuocere”, una commedia con situazioni esilaranti dove dal litorale romano si sogna di andare ad Hollywood. Sul set del film ritroverò con piacere Crisula Stafida, siamo stati compagni di viaggio del“Marito perfetto” l’horror di Lucas Pavetto premiato negli Usa e in Messico. Infine, sempre come attore, nella prossima stagione tornerò teatro, ma è ancora è presto per dirlo. Poi, beh… per ora passo e chiudo con un grazie ai lettori di Bastardi 
per stirpe!

Laura Landi


CULTURA
7 agosto 2012
Recensione- Stefano Jacurti- Bastardi per stirpe recensionilibri.org- Laura Landi




DA RECENSIONILIBRI.ORG A CURA DI LAURA LANDI

C’erano più di cinquanta gradi vicino al portello dove il carbone veniva lanciato con la pala. 

I due scambiavano qualche parola ogni tanto perché il fracasso copriva le loro voci

«Sai Pat che ha detto il generale Sheridan?»
«Come?» – rispose urlando Pat.
«Il generale Sheridan lo sai cosa ha detto?»
«No!»
«Che se l’inferno e l’Arizona fossero suoi, vivrebbe all’inferno e affitterebbe l’Arizona!».”

Un semplice stralcio di Bastardi per stirpe serve da solo a rendere l’idea dell’aria torrida, spesso ostile e fremente, che si respira nel vecchio west. Il romanzo di Stefano Jacurti, edito dalla casa editrice I libri di Emil, sa di polvere e speroni, cavalli al galoppo e faide sanguinarie, dove la vita si gioca al tavolo della completa noncuranza della legge, in un territorio, quello dell’Arizona, dove l’unica norma è dettata dal grilletto della pistola, dal fucile.

Jacurti ci porta con Bastardi per stirpe nel Far West autentico, quello che negli anni passati ha spopolato in video e che oggi, invece, stenta con timido approccio a riproporsi all’audience televisivo, troppo spesso offuscato da reality dove, pari merito, non esiste legge ma, ahimè, non esiste neanche l’onore, inteso però nel più blando significato del termine. A Tonto Basin, invece, l’onore è tutto.

Il romanzo Bastardi per stirpe è destinato a chi ama le folli situazione relegate a quel tempo, agli amanti del western nudo e crudo, dove la narrazione prosegue serrata, senza sbocco che non sia il dramma della morte. Una condizione severa, dove ognuno si fa giustizia da sé, condizione che, per certi versi, si associa mentalmente a situazioni attuali scioccanti, nonostante qui, decisamente, non sia il Far West.

La trama

Nella desertica Arizona di due secoli fa, i Bastardi per stirpe si contendono il territorio: da una parte i cowboy guidati dalla famiglia MacPherson, arrivati per primi nella zona di Tonto Basin e mandriani disposti a tutto pur di preservare la propria terra. Dall’altra parte troviamo, invece, i Baxter, arrivati in Arizona con la speranza di una vita nuova verso un Eldorado di sabbia cocente. Ex vaccari, a seguito della crisi del settore, i Baxter mutano la loro produzione allevando ovini, animali che per loro natura tendono a fare piazza pulita dell’erba presente, strappandola alla radice e mettendo quindi in pericolo le foraggiere naturali.

La convivenza fra le due famiglie e le rispettive mandrie tocca spesso le corde di una guerra intestina, guerra che raggiunge il culmine nel momento in cui il corso d’acqua principale per abbeverare gli animali viene avvelenato. Sarà solo l’inizio di una faida fra Bastardi per stirpe, dove non esisterà né pace né tolleranza, dove lo scoppio di una pallottola corrisponde alla morte certa di un rappresentante di uno dei due clan, con somma e fiera disperazione d’anime. Sullo sfondo della storia, gli Apache, un vecchio sciamano con coyote al seguito e un frate missionario.

Ma sarà l’epilogo il vero colpo di scena, probabilmente quasi intangibile rispetto alla realtà narrata.

Laura Landi



CULTURA
30 luglio 2012
RECENSIONE BASTARDI PER STIRPE- WESTERN STEFANO JACURTI- RECENSIONELIBRO.IT


da RECENSIONELIBRO.IT

Il romanzo “Bastardi per stirpe” di Stefano Jacurti è un racconto western ambientato in Arizona. Il romanzo si apre con la descrizione di un’aspra faida familiare per conquistare i pochi spazi verdi presenti a Tonto Basin.

Il libro “Bastardi per stirpe” ha inizio con il terribile ritrovamento di un agnello sgozzato nella fattoria dei Baxter. L’avvertimento fa rabbrividire Terry Baxter - la moglie di Sam Baxter, da sempre in guerra con la famiglia di allevatori MacPherson - che sella i cavalli e scappa di casa assieme ai suoi figli.

Anche i MacPherson, però, ricevono una brutta notizia: l’acqua delfiume dove si abbeverano i loro bovini è stata avvelenata. Tutto il bestiame è morto, compreso l’orgoglio della mandria, il vecchio Old Blue.

I segnali sembrano molto chiari: i Baxter e i MacPherson hanno avviato una pericolosa faida per la gestione dei miseri spazi verdi di Tonto Basin, in Arizona. Questo è lo scenario disegnato da Stefano Jacurti per“Bastardi per stirpe”, un romanzo western che sorprende per la complessità della trama.

“Bastardi per stirpe”, infatti, non si limita alla sola guerra tra le due famiglie di cowboy e allevatori, ma si arricchisce di personaggi e storie. Lo stile western è il filo rosso che collega le vite dei personaggi descritti da Stefano Jacurti, che in questo romanzo riesce a trasmettere tutte le tipiche caratteristiche del genere.

“Bastardi per stirpe” è un vero e proprio romanzo western, indicato non solo per gli appassionati del genere, ma anche per chi vuole avvicinarsi a una nuova avventura. Un libro ben scritto che racconta una storia complessa senza mai perdere il ritmo.

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CULTURA
14 giugno 2012
Stefano Jacurti- torna il western con Bastardi per stirpe- recensione di Katia de Benedictis- Labcreativity.it
Bastardi per stirpe.
LA RECENSIONE DI KATIA DE BENEDICTIS SU 
LABCREATiVITY.IT

Il genere western ha regalato alla storia del cinema molte pietre miliari come“Mezzogiorno di fuoco”, 

“Per un pugno di dollari”,”C’era una volta il West”, sui quali è rimasta scolpita la sua leggenda.

 Anche se nel tempo altri generi hanno preso il sopravvento c’è chi non ha mai smesso di amarlo 

e sente la nostalgia di quando gli idoli dei bambini erano Buffalo Bill o Toro Seduto 

e amavano vestirsi da cowboy. 

Tra questi c’è Stefano Jacurti, attore e regista teatrale, ma anche autore di due raccolte di racconti e pensieri del West, (“Il baule  nella Prateria” e “Avrei voluto essere ucciso da Clint Eastwood”), 

che proprio in omaggio a questo genere leggendario,

ha da poco pubblicato il suo primo romanzo, “Bastardi per stirpe”(ed.Emil ) in pieno stile western. 

Un racconto avvincente il suo, che coinvolge e trattiene fino all’ultima pagina per sapere come va a finire. 

Jacurti con questo romanzo ci regala un affresco così nitido e palpabile di quel mondo ormai scomparso che sembra di piombare fisicamente sul posto; è come ritrovarsi tra i fuochi incrociati dei mandriani e degli allevatori di ovini, che si contendono una terra senza legge, dove i veri proprietari, gli Apache, seppur bistrattati e confinati dai cannoni dei soldati di frontiera, non vogliono arrendersi. 

Quelle lotte che hanno il sapore di vendetta e di odio e che si tramandano per stirpe lasciando il segno per generazioni. Un luogo dove uno sgarro si paga con la propria pelle e dove la legge è ancora tutta da scrivere; lo stesso luogo dove imbracciare un Winchesters o sfoderare una Colt nel momento giusto, può davvero fare la differenza; e dove i sporchi e cattivi prima o poi si ritrovano una taglia sulla testa e se sono fortunati muoiono per impiccagione.

Bisogna essere abili, coraggiosi e astuti per affrontare il west, per evitare che un indiano ti faccia lo scalpo o per sottrarti ad una rissa nel Saloon prima di finire il tuo boccale di birra. 

Tutto questo ce lo insegna “Bastardi per stirpe”, un libro che ci regala un viaggio nel west autentico, attraverso una saga familiare, dove ognuno ha le proprie ragioni e nessuno è disposto a scendere a compromessi ; il tutto su uno sfondo epico di un paesaggio mozzafiato, con le sue terre rosse e le grandi praterie, con i suoi ranch, i suoi purosangue, i suoi villaggi, le sue diligenze e i suoi treni a carbone, e dove c’è spazio anche per l’amore. 

Un mix di bellezza e di crudeltà insomma, che si mescola e si confonde in un peregrinare continuo. 

Tutto questo è il west, quello vero, lo stesso che ha ispirato Tex Willer, il fumetto più longevo della storia che ancora oggi viene pubblicato. Quel genere Western che seppur bistrattato dal Cinema moderno ha ancora tanto da raccontare e Stefano Jacurti con questo romanzo dimostra di saperlo raccontare davvero bene.

Katia de Benedictis



arte
25 gennaio 2010
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GRAZIE A LUCA CROVI E ALLA SERGIO BONELLI EDITORE





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CULTURA
18 giugno 2009
IL BAULE NELLA PRATERIA- WESTERN TALES LIBRERIA EDISON BOOK PESCARA
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